Tonnare di Sicilia – Segni nel tempo –

Stupende testimoni architettoniche della pesca e lavorazione del tonno ma anche del rapporto intenso dei siciliani col mare e ancora vigili nella loro memoria.

Che ne sarà di loro ?

Amando la Sicilia, io toscana di mare, uso il blog come un diario anche fotografico nel quale fissare le storie , le immagini a cui tengo per condividerle e a mio modo conservare e tramandare la nostra storia.

 
 
“Nel punto in cui la rete di costa veniva “attaccata” al litorale,
si materializzava la giunzione simbolica tra terraferma e mare,
tra terra-abitata-da-uomini-organizzati
e mare-governato-dalla-natura…
tra cultura e natura.”

                                                                                      (Gianluca Serra)

 
 

Le origini

Omero e Plinio scrivono già sulle tonnare di Sicilia. Gli antichi  praticavano la pesca del tonno su larga scala, soprattutto a Gibilterra e nell’Ellesponto. Gli arabi l’hanno introdotta in Spagna e in Sicilia. La pesca del tonno era diffusa in tutta la Sicilia, prova ne sia che su tutto il suo litorale anticamente sorgevano tonnare.

In Sicilia è stata introdotta intorno all’anno 1000, mentre in Sardegna sin dal 1400, introdotta dagli Spagnoli, che ne avevano imparato l’uso proprio dagli Arabi. Nel 1600 arriva in Liguria. Nel 1800 ci fu la massima espansione. Nel corso dei secoli sono sorte tonnare in Liguria (Camogli), in Sardegna (Carloforte, l’unica ancora attiva nel Mediterraneo e Portoscuso), in Campania (Conca dei Marini sino al 1956), in Calabria (Palmi) e soprattutto in Sicilia (le più grandi), con le tonnare di Scopello, Trapani, Capo Granitola, Bonagia, San Vito Lo Capo, Porto Palo e a Favignana.

 Ormeggiata al fondale per mezzo di ancore, la tonnara non è mare ma “protesi della terraferma”, suo artificiale prolungamento. I significanti che tradizionalmente designano i due principali elementi costitutivi dell’apparecchio di reti della tonnara, costa e isola, confermano questa connessione segnica tra terra e mare
La scelta del sito più adatto a calare la tonnara rispondeva a molteplici valutazioni di ordine tecnico, mentre la possibilità e l’esercizio della pesca sottostavano invece a due presupposti non meno essenziali, un’ampia disponibilità finanziaria dei gestori e la concessione da parte degli organi istituzionali e statali dell’autorizzazione all’esercizio della pesca medesima.  

Per tonnara si intende un labirinto di reti costituito da varie “camere” intercomunicanti, fino ad arrivare nell’ultima camera, “della morte” dove i pescatori tonnaroti, coordinati dal “rais” svolgono il rito della “mattanza” per catturare i tonni.

  

 

 

...

 

Il declino

La parabola discendente nella storia delle tonnare siciliane comincia nell’Ottocento. Indichiamo subito due dati per averne un’idea: alla fine del Settecento il Marchese di Villabianca nelle sue “Le Tonnare della Sicilia” può elencarne 74 disseminate lungo le coste dell’isola. Un secolo dopo, nella sua relazione alla commissione Reale, Pietro Pavesi non riesce a superare il numero di 21.  Già la relazione tecnica di Pavesi dimostrava ampiamente quanto fosse instabile l’equilibrio e la sopravvivenza della maggior parte delle tonnare siciliane. Tra le cause principali il Pavesi annota soprattutto l’insufficienza della pesca e l’eccessiva contrazione degli impianti.Ma, non vanno sottovalutati i costi della lavorazione del tonno nonché i finanziamenti per i cicli di pesca, nettamente superiori rispetto a quelli delle tonnare spagnole e portoghesi (appartenenti tra l’altro ad industriali italiani che là si erano trasferiti), che immettevano sul mercato italiano prodotti a costi molto ridotti, ostacolando l’esportazione del tonno nostrano e la distribuzione sul mercato nazionale.  Ma, il vero problema, alla fine dell’Ottocento come nel Trecento, non era soltanto la fatale dipendenza dalla stagione di pesca o la concorrenza con la produzione estera, ma principalmente l’instabilità finanziaria su cui era fondata tutta l’organizzazione della pesca del tonno che da secoli rendeva precaria tutta l’economia marinara siciliana. Il finanziatore non era semplicemente un prestatore di fondi, ma esercitava prevalentemente il ruolo di gabellato ed amministratore che rischiava più di qualsiasi negoziante-banchiere estraneo al ciclo produttivo.  Ai mali antichi già descritti, si sono aggiunti, nella seconda metà del XX secolo, altre difficoltà e condizionamenti. Primo fra tutti il collasso ecologico del Mediterraneo, dovuto all’inquinamento ed allo sviluppo del traffico marittimo.  Inoltre, dall’inizio degli anni Settanta, flotte di pescherecci, soprattutto giapponesi, dotati di apparecchiature sempre più sofisticate, controllano ampie zone dell’Oceano Atlantico, riducendo in modo drastico la consistenza del numero dei tonni che giungono nel Mediterraneo.  

 

E il loro destino ?

Secondo Gianluca Serra,  esperto di sviluppo locale presso l’Istituto per la  Promozione Industriale Roma, il “recupero” delle tonnare non può essere ritorno al passato (la tonnara folcloristica), né astrazione dal passato (la tonnara-resort), né musealizzazione del passato (la tonnara-museo) ma “rimessa a valore”  attraverso la ricerca di un sostenibile rapporto tra identità storica e  progresso. Concretamente, rimettere a valore le tonnare siciliane significa reinserirle, in condizioni di redditività, nella catena del valore del tonno, cioè in quel circuito di attività economiche che vanno dalla cattura del grande pesce pelagico alla commercializzazione dei prodotti che se ne possono ricavare.

Ridare vita senza snaturare.

Anche l’Associazione Amici di Capo Passàro,nata nel 1997, esorta a non pensare alla tonnara come ad un qualcosa di sorpassato, di arcaico, ma come ad un sistema di cattura dei tonni sempre valido e molto richiesto specialmente oggi che il tonno è particolarmente apprezzato per la squisitezza delle sue carni.

Per adesso,ahimè,è ancora tutto in fase pre-progettuale.

Massimo Lo Curzio – L’ Architettura delle Tonnare –

Il patrimonio costituito dai resti di tali strutture ha una rilevante importanza perché indica e mostra i modi e i luoghi dell’organizzazione storica di un settore produttivo di estremo rilievo. Delle cinquanta tonnare censite all’inizio dell’Ottocento restano pochi, maltratti e importantissimi resti, presenze spettrali che non godono di un buon rapporto con l’attuale stato delle coste.

Questo lavoro si pone il problema dello studio e delle possibilità di intervento su questo patrimonio guardando in maniera specifica al ruolo che possono svolgere le architetture della produzione.

Al primo saggio, teso alla individuazione delle componenti principali del discorso ed alla definizione di una chiave di lettura del fenomeno, seguono due lavori di progettazione che riguardano il borgo dei pescatori di Marzameni (Pachino) e il recupero della tonnara di Santa Panagia a Siracusa.

Chiude il volume la descrizione di una giornata di mattanza narrata attraverso una serie di immagini fotografiche.

Edas editrice

 

2 thoughts on “Tonnare di Sicilia – Segni nel tempo –

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