Nadar, il primo grande fotografo e non solo (1820 – 1910).

Ricerco, leggo, imparo, condivido  e “archivio” sul blog.                                                                                                          

Dedicato alla mia amica Nicoletta, appassionata di fotografia e brava fotografa.

 ” Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare. » 
 
Oggi vedremo ancora foto eccezionali di personaggi eccezionali.
Nadar ( vero nome Gaspard Félix Tournachon ) nasce a Parigi nel 1820 ed è considerato forse il primo grande fotografo della storia.

Pittore, caricaturista, scrittore e fotografo, nasce da genitori originari di Lione: la madre, Thérèse Maillet, è di famiglia benestante, il padre, Victor Tournachon, discende da una famiglia di mercanti e fa il tipografo-editore.

Nel 1832 GaspardFèlix entra al collegio Bourbon (poi Liceo Condorcet); tra il 1835 e il 1836, in seguito a problemi di natura economica, la famiglia Tournachon torna a Lione, dove Félix si iscrive a medicina; nel 1837 muore il padre. L’anno seguente la madre decide di ritornare a Parigi con i figli.

Nella capitale francese, dove continua gli studi di medicina, sembra con scarsi risultati, Felix frequenta l’ambiente dei giovani della gioventù letteraria che si definisce “La Bohème” e viene battezzato Nadar, nome che adotta con entusiasmo.Ricalcando le orme paterne, presta le sue prime collaborazioni giornalistiche lavorando per L’Entracte Lyonnais e Le Fanal du Commerce.

Il panorama economico dell’Europa, in quel periodo, è in grande fermento; molte sono le nuove scoperte nel campo della scienza e della tecnica, inoltre, il rapido sviluppo industriale crea nuovi posti di lavoro e maggior benessere economico alle popolazioni.
Da quando Niepce aveva realizzato, nel 1826, la prima rudimentale fotografia, nella nuova tecnica si erano fatti grandi passi in avanti: Daguerre aveva sperimentato l’uso di una lastra d’argento (o di rame) che reagiva ai vapori di mercurio, e che avrebbe portato, in collaborazione con Niepce, al primo dagherrotipo
ma i costi dell’attrezzatura sono ancora molto elevati e non alla portata di tutti.

 Repubblicano convinto, Nadar partecipa a manifestazioni antigovernative contro Napoleone III e diviene redattore del giornale progressista  Le Commerce.

Nel 1843 conosce Banville e Baudelaire, con il quale stringe grande amicizia;   è tenuto sotto sorveglianza dalla polizia, nei cui rapporti è descritto come “repubblicano forsennato”. La sua produzione pittorica è composta per lo più da ritratti-caricature su carta, che utilizzano matite, carboncini bianchi e neri, chine e acquarelli.  Rari i dipinti ad olio: ritratti o paesaggi.
Nel 1848, assieme al fratello minore Adrien, nato
nel 1825, parte per dar man forte ai rivoluzionari in Polonia, durante quella che viene chiamata la “Primavera dei popoli”, ma viene fatto prigioniero dai prussiani a Strasburgo; quando viene liberato è costretto a far ritorno a Parigi a piedi.

Con la caduta di Luigi Filippo d’Orleans e la vittoria del populista governo repubblicano, che nel 1848, porta alla presidenza Luigi Bonaparte, Nadar può esprimersi con maggiore libertà, sia come giornalista, ma anche e soprattutto come caricaturista.

Nel 1850 viene incarcerato per debiti a Clichy, e poi rilasciato. L’anno seguente progetta di pubblicare Le Pantheon Nadar; un migliaio di  caricature della Parigi bene.

In occasione dell’Esposizione di Londra – “The Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations” – a cui partecipano 25 paesi, e che viene visitata  fra aprile e ottobre del 1851 da più di 6 milioni di persone, ha occasione di ammirare numerose invenzioni industriali e nuovi oggetti che alimenteranno la sua fantasia. Frattanto, in Francia, veniva inaugurata la distribuzione del gas di carbone, che sostituì l’olio quale combustibile principale per la produzione di luce artificiale. Erano migliorate anche le condizioni fisico-chimiche della fotografia, e si utilizzavano i negativi su vetro al collodio umido.
Nel 1854, Nadar sposa Ernestine Lefevbre,
di religione protestante, che due anni dopo metterà al mondo il figlio Paul. Ernestine lo supporterà costantemente nella sua attività di fotografo, occupandosi anche dell’organizzazione degli ateliers.

 Nel 1852, Henri Giffard (Parigi 1825 – 1882) ingegnere e inventore, progetta il primo dirigibile a motore.
Eclettico ed esuberante, animato da una vivace curiosità intellettuale, Nadar,  prende lezioni di fotografia da Bertsch e Arnaud, ed apre col fratello Adrien uno studio fotografico nella casa dove vivono con la madre. Le sue prime fotografie documentate risalgono al 1853: foto scattate ad amici, parenti, gente della strada; immagini realizzate in tutte le ore del giorno, ma anche della notte, della stessa Parigi. Desiderando comprenderne i segreti, sperimenta la fotografia quasi ossessivamente, alla ricerca della foto magistrale.

I due fratelli collaborano, con una serie di fotografie, all’illustrazione di un volume a carattere fisiognomico sui lavori del medico e neurologo Duchenne de Boulogne, studioso di muscoli facciali. Anche a causa delle gravi restrizioni imposte alla satira, dopo il colpo di Stato del 1851-52 da parte di Luigi Bonaparte,  che assunse il titolo di Napoleone III, Nadar è costretto a ridurre la sua attività di caricaturista e  coltiva la fotografia con maggiore dedizione. Nel 1854 pubblica il primo foglio con 249 ritratti, tra cui quelli di Hugo e Balzac, Le Pantheon Nadar, accolto con entusiasmo dalla stampa e dal pubblico. Verso la fine dell’anno, Nadar, chiede al mimo Charles Deburau (1829-1873), del teatro dei Funamboli, figlio del celebre Baptiste Deburau, di posare per una serie fotografie, che vengono presentate all’Esposizione Universale del 1855, ottenendo la Medaglia d’Oro. 

Inizialmente Nadar si dedica soprattutto ai ritratti, e da eccezionale caricaturista quale era, esercitato e capace di cogliere l’essenza della persona e la sua natura psicologica, fotografa amici, artisti, attori, letterati: Victor Hugo, Charles Baudelaire, Gioacchino Rossini, Jules Michelet, Gérard de Nerval, Alphonse Daudet, per citarne solo alcuni. Conversando con le persone che ritrae, le fa sentire a loro agio, fino a realizzarne scatti di grande spontaneità. Nadar mette in scena i propri personaggi senza i fondali e quegli accessori che tanto venivano usati all’epoca, e che inizierà ad utilizzare timidamente solo dopo il 1865, quando la sua attività di fotografo-ritrattista assume livelli industriali.

(Questa è la mia foto preferita)

Il suo stile ritrattistico era semplice: i soggetti posavano in piedi, di tre quarti, contro sfondi lisci composti da una semplice tela di colore neutro; utilizzava sovente la luce elettrica che modulava con quella naturale, ottenendo passaggi di tono molto suggestivi. In questo modo nessun elemento distoglieva l’attenzione dal soggetto, facendo emergere unicamente il personaggio, la cui espressione del viso ed atteggiamento del corpo, ne rivelavano la personalità.

 

Durante le sedute fotografiche parlava con la persona, ne studiava le espressioni, il carattere. Pur rimanendo il volto il centro di primario interesse, i ritratti, nella loro semplicità formale, venivano curati nei minimi dettagli. Ogni accessorio dell’abbigliamento veniva sistemato e posizionato per essere in armonia o dare risalto al tutto.

Sono probabilmente i ritratti effettuati nello studio di Rue Saint-Lazare, tra il 1855 e il 1860, i migliori scatti di Nadar; quelle immagini fotografiche gli varranno il titolo di “Tiziano della fotografia”. Il successo ottenuto lo induce a creare la “Société de Photographie Artistique”; ottiene la medaglia d’oro all’Esposizione di Bruxelles e si trasferisce, inaugurando un faraonico studio nella famosa Boulevard des Capucines, destinato a divenire per decenni un luogo d’incontro di artisti e letterati.

 

 

http://www.kapcasalboni.it/page37/page10/page12/page12.html

Dopo il trasferimento nel Boulevard des Capucines, con il grande successo sociale ed economico, le sue foto-ritratto diventano più commerciali, perdendo in parte quella freschezza ed originalità iniziale.

Ma ecco emergere una nuova passione, forse la più grande: la navigazione aerea con palloni aerostatici. 

Questo nuovo interesse fagocitò molto del tempo di Nadar e lo portò quasi alla rovina economica.
Nel 1858 scattò la fotografia aerea da un pallone frenato, appositamente costruito, e dotato di vetri oscurati, sopra il villaggio del Petit-Bicêtre, vicino a Parigi; l’anno successivo realizzò immagini di Parigi,
sviluppate con l’aerostato ancora in volo. Il governo di Napoleone III gli offrì 50.000 franchi per realizzare delle fotografie di topografia aerea durante la campagna d’Italia del 1859, ma Nadar rifiutò.

Queste imprese aeree furono da spunto a Giulio Verne nella creazione del personaggio Andar (anagramma di Nadar), protagonista di Dalla Terra alla Luna (De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes), romanzo di fantascienza realizzato nel 1865.

Nel 1861, Nadar ha da poco passato i quarant’anni: è  alto, robusto, dalla testa grossa, il volto corto, largo alle tempie con la fronte alta, due occhi rotondi con un leggero strabismo dallo sguardo intenso che tradisce problemi di miopia. La capigliatura è fulva, voluminosa, costituita da capelli grossi e fitti che già si diradano alle tempie.  Il naso, piuttosto stretto all’attaccatura, si allarga alle narici; la bocca è sovrastata da irti baffi. Il torace è possente, le braccia muscolose, ma le mani raffinate rivelano il loro prevalente utilizzo. Ama vestirsi in giacca e soprabito, con capi sempre abbondanti di taglia. Le sue simpatie politiche per la sinistra repubblicana liberale lo portano ad ostentare spesso abiti rossi.

Curioso, entusiasta, impulsivo, si buttava a capofitto nelle imprese più spericolate, lasciando molti lavori da portare a termine.

Nadar fu probabilmente il primo ad utilizzare la luce artificiale elettrica continua (il lampo al magnesio era già conosciuto dal 1808), con la quale realizzò, intorno al 1860, le prime fotografie delle fogne e delle catacombe di Parigi. All’epoca l’argomento dei sotterranei era già stato trattato ampiamente dalla letteratura (I Miserabili di Victor Hugo), e il suo inedito sevizio fotografico fece scalpore.

Nel 1861 registrò un brevetto di luci per la fotografia. Utilizzò l’illuminazione artificiale anche in molti ritratti, i quali, per i forti contrasti di chiaroscuro  ottenuti con questa tecnica, ispirarono, secondo Aaron Scharf (1968), alcune opere di Manet.  

Negli anni tra il 1860 e 1870, la fotografia era considerata uno strumento di indagine sul reale, e lo era soprattutto in Francia, dove cresceva una scuola che aveva scelto di esporre la realtà analiticamente. Le descrizioni del mondo della borghesia e del proletariato, gli spazi dentro la città, le brulicanti vedute urbane, i ritratti e le scene di genere, ne erano i temi preferiti. La fotografia era già all’epoca uno strumento tecnico che i pittori utilizzavano senza parsimonia, ma acquisì anche funzione della memoria, di documentazione, strumento per successive analisi storiche. Nadar è stato certamente il grande protagonista del realismo fotografico a Parigi, della foto intesa come documentazione, spaziando dalla terra al cielo. Nel 1863, fonda la Società di incoraggiamento per la locomozione aerea a mezzo di apparecchi più pesanti dell’aria, dove riveste la carica di presidente e Giulio Verne quella di segretario.  Fa costruire Le Géant  (“Il gigante”), uno dei palloni ad aria calda più grandi del mondo (6000 m3), che però durante il secondo volo precipita, lasciandolo miracolosamente incolume, assieme all’equipaggio. La notizia, alla quale la stampa da ampio rilievo, fa scalpore in tutto il mondo. L’impresa ispira l’amico Verne a scrivere il romanzo Cinque settimane in pallone (Cinq semaines en ballon). Nel 1864 “Le Géant” vola a Bruxelles per la festa dell’indipendenza belga. Scrive Les Mémoires du Géant. L’anno seguente “Le Géant” va a Lione prima, poi ad Amsterdam. Nel 1866 Nadar fa il rilevamento topografico di Parigi.
Nel 1867 effettua l’ultima ascensione col pallone “Le Géant”, poi lo vende.
Ma la passione per il volo non si è conclusa e l’anno seguente realizza delle foto aerostatiche: la celebre serie di “vedute” del quartiere dell’Etoile.

Nel luglio 1870, l’esercito prussiano sconfigge quello francese arrivando ad assediare Parigi.  Durante l’assedio della capitale, su suggerimento e con il contributo economico di Nadar, vengono utilizzati dei palloni aereostatici per permettere il controllo delle posizioni prussiane, e per trasportare la posta dalla capitale verso i centri di provincia. La guerra e le spese sostenute da Nadar per il noleggio degli aereostati lo hanno però messo in grandi difficoltà economiche; trasferisce lo studio in Rue d’Anjou, delegando molto del lavoro alla moglie Ernestine ed al figlio Paul.

Nei locali di Boulevard des Capucines, che egli possiede ancora e affitta per riunioni, concerti, conferenze, nel 1874 viene organizzata la prima mostra degli “Impressionisti“, alla quale partecipano Monet, Degas, Renoir, Sisley, Pissarro, Cézanne, Boudin, Gullaumin.

 Nel 1886 realizza per Le Journal Illustré, insieme al figlio Paul, quello che può essere definito il primo servizio di fotogiornalismo: una intervista fotografica allo scienziato M. Chevreul, in occasione del centesimo compleanno di questi; le fotografie vengono realizzate da Paul, il quale, registra anche l’intervista con un «fonofono».

Pubblica Quand j’étais Photographe (Parigi, 1900); nell’ambito dell’Esposizione Universale di Parigi, viene organizzata una grande retrospettiva delle sue opere. Nel 1909 muore la consorte. Ammalatosi di broncopolmonite, nel 1910, all’età di novant’anni, muore il 20 marzo e trova solenne sepoltura nel Cimitero di Père Lachaise a Parigi.

L’anno successivo la morte, viene pubblicato il suo libro Charles Baudelaire intime, le poète vierge (A. Blaizot – Parigi, 1911), che offre una rievocazione del grande poeta, al quale Nadar era stato molto legato.

Nel 1951, la figlia di Paul cede allo stato francese quanto rimasto dello studio Nadar: più di 450.000 negativi su lastre di vetro, di cui circa 6.000 lastre al collodio, ovvero la produzione di Felix Nadar, quella della moglie Ernestine e del figlio Paul.

http://www.artericerca.com/Fotografia/Nadar%20-%20Michele%20Catania.htm

In Italia i primi esperimenti di fotografia sono condotti da Enrico Federico Jest e da Antonio Rasetti nell’ ottobre del 1839 con un macchinario di loro costruzione basato sui progetti di Daguerre. Le prime fotografie italiane sono vedute del tempio della gran madre, di piazza castello, e di palazzo reale, tutte a Torino.

 “La fotografia è una scoperta meravigliosa…, un’arte che aguzza gli spiriti più sagaci… – La teoria fotografica si impara in un ora; le prime nozioni pratiche, in un giorno…  Quello che non si impara… è il senso della luce… è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate… Quello che si impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere e ti permette di ottenere, non già, banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, bensì la somiglianza più favorevole, la somiglianza intima”.                                                                           

Per la storia della fotografia leggi :http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_fotografia

http://magic-museum.com/nadar2.htm

MNAF: Museo Nazionale della Fotografia – Firenze, piazza S. M. Novella
“Vu d’Italie 1841-1941” prime immagini dagherrotipiche in mostra nel nuovo museo della fotografia

Ciao.

7 thoughts on “Nadar, il primo grande fotografo e non solo (1820 – 1910).

  1. 1129design scrive:

    interessante! baci nico

  2. angelafortibet scrive:

    Grazie Nicoletta, quando lo hai letto lo stavo ancora correggendo e forse non hai visto la dedica !

  3. 1129design scrive:

    grazie!!!!! in effetti non c’era quando ho letto, troppo buona :))))

  4. Paolo 8_Mano scrive:

    La foto di Baudelaire è di CARJAT e non di NADAR🙂 si vede che quella di carjat rappresenta lo stereotipo del poeta maledetto, in quella di nadar è molto più sereno e ha un’espressione più spontanea!

  5. Paolo 8_Mano scrive:

    Lo so, ma sbagliano, e il fatto che spesso si associ nadar a baudelaire e che su tutti (tutti) i libri di baudelaire compaia solo quella foto favorisce il tramandarsi dell’errore🙂 Non lo dico io, ma il mio professore di fotografia e dei buoni manuali

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