Conoscere e ricordare – Armenia, il paese delle pietre urlanti.

 

Così il poeta russo Osip Mandel’stam ha definito l’Armenia. Un’espressione concisa e fulminante, com’è proprio della poesia, per definire il destino di un popolo, così pesantemente segnato dal dolore, dalla separazione, dalla negazione.

L’Armenia è uno Stato eurasiatico indipendente del Caucaso meridionale.

Confina con la Turchia ad ovest, la Georgia a nord, l’Azerbaijan ad est e l’Iran e l’exclave azera del Nakhchivan a sud.

 E’ un paese montuoso con una superficie di 29.800 km quadrati con capitale Yerevan, città trimillenaria fondata nel 782 a.C. che si trova a circa 1000 metri d’altitudine, dominata dal Monte Ararat alto 5165 metri.

Repubblica Presidenziale, di religione armena apostolica e la sua  lingua ufficiale è l’Armeno, poi il Russo.

L’Armenia è una terra dal paesaggio affascinante. E’ la terra in cui la tradizione biblica colloca il Giardino dell’Eden. La terra da cui, nelle giornate limpide si può perfino pensare di scorgere sull’Ararat la sagoma dell’Arca di Noè.

 

Che l’Armenia sia un paese straordinario, con una varietà incredibile di paesaggi affascinanti, sontuosi e originali, tutti segnati dai meravigliosi khatchkhar, le croci di pietra incise come ricami sulle steli di tufo a misura d’uomo, che sia un paese piccolo che dà l’impressione di essere grande, questo ogni viaggiatore lo racconta. E racconta anche della cordiale gentilezza dei suoi abitanti, della loro spontanea generosità verso l’ospite, di quella mitezza tranquilla che da sempre contraddistingue la grande maggioranza di questo popolo, abituato da tanti secoli a sopravvivere nonostante tutte le avversità e gli eccidi che è stato costretto a subire. E poi del cibo, del pane lavash, delle danze, della nostalgica musica popolare, del suono struggente del duduk… Nella piccola Armenia, in trentamila chilometri quadrati si trova proprio di tutto: selvagge alte montagne, un vasto lago con spiagge accoglienti, pianori misteriosi dove si ergono le pietre, misteriosamente lavorate e disposte secondo precisi calcoli, che permettevano ai primi abitanti dell’altopiano di studiare le stelle e le costellazioni.

 

E poi le straordinarie “chiese di cristallo”, come le chiamò tanti anni fa il critico Cesare Brandi in un articolo che fece epoca: le singolari originalissime architetture, nascoste negli anfratti boscosi e su alture ben scelte, che resistono ancora oggi, a dimostrare nei secoli l’abilità e le originali soluzioni architettoniche degli artigiani e degli architetti armeni, capaci già nel quinto e sesto secolo dopo Cristo di inventare strutture antisismiche perfettamente funzionali. Queste chiese, che testimoniano la profonda religiosità degli armeni, sono circondate da altri edifici: luoghi di incontro per le comunità, scriptoria di monaci sapienti, rifugi per i viaggiatori, centri di studio e di preghiera: tutto il paese era instancabilmente percorso da monaci e mercanti, che tessevano e ritessevano le vie della sopravvivenza e della cultura, servendosi di quel meraviglioso alfabeto che sembra un ricamo paziente e misterioso, che circonda le pietre scolpite, e veniva inciso generazione dopo generazione sulle pareti delle chiese, a raccontare gli eventi e la storia delle comunità, incidendoli dove nessuno li poteva cancellare. Mantenere la memoria: è ciò che gli armeni chiedono, quando si viene a parlare della tragedia del genocidio che li ha quasi sterminati, e che per loro distingue un “prima” e un “dopo” divisi da un solco indelebile di sangue: e allora, sulla “collina delle rondini” vicino alla capitale Erivan, bisogna visitare il bellissimo monumento che – senza retorica, ma con un effetto impressionante – viene ricoperto, in occasione del 24 aprile, giorno della memoria per il popolo armeno, con un tappeto di fiori rossi portati ogni anno da più di un milione di pellegrini, che accorrono, insieme, dall’interno del paese e dalla diaspora.

Antonia Arslan

L’origine della chiesa armena risale al periodo dell’evangelizzazione apostolica, gli armeni furono il primo popolo a convertirsi al Cristianesimo, quando, nel 301 il re Tiridate III proclamò il cristianesimo religione ufficiale del suo popolo.

Immersa tra i monti nel Sud del Caucaso, questo antico paese è sempre stato testimone di avvenimenti storici, paese che ha pagato lo scotto degli incontri e degli scontri tra civiltà diverse, naturale ponte tra l’Occidente e l’Oriente, tappa d’obbligo sulla via della seta.

L’Armenia, terra di cultura e storia delimitata dai fiumi Tigri ed Eufrate, è parte di quell’angolo di mondo che è stato la culla della civiltà, ospitando insieme alle più note popolazioni babilonese, assira ed egiziana, l’ancora misteriosa ed affascinante civiltà armena

 http://www.radicicristiane.it/fondo.php/id/357/ref/3/Dossier/Il-Paese-delle-pietre-urlanti

 

Il genocidio Armeno, un olocausto dimenticato

Il genocidio degli armeni può essere considerato il prototipo dei genocidi del XX secolo. La pianificazione avviene tra il dicembre del 1914 e il febbraio del 1915 con l’aiuto di consiglieri tedeschi, alleati della Turchia all’interno del primo conflitto mondiale. L’obiettivo era di risolvere alla radice la questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava all’occidente.

Il movente fondamentale è da ricercarsi all’interno dell’ideologia panturchista, che ispira l’azione di governo dei Giovani Turchi, determinati a riformare lo Stato su una base nazionalista, e quindi sull’omogeneità etnica e religiosa. La popolazione armena, di religione cristiana, che aveva assorbito gli ideali dello stato di diritto di stampo occidentale, con le sue richieste di autonomia avrebbe potuto costituire un ostacolo ed opporsi al progetto governativo.

La motivazione principale del genocidio è stata quindi di tipo politico. L’obiettivo degli ottomani era la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico. Non secondaria fu la rapina dei beni e delle terre degli armeni.

Il piano turco comincia a realizzarsi verso la prima metà del 1915, quando il governo prende provvedimenti anti-armeni anche fuori delle zone di guerra. Il 24 aprile, a Costantinopoli, nel corso di una gigantesca retata, circa 500 esponenti del Movimento Armeno vennero incarcerati e poi strangolati con filo di ferro nelle prigioni.

Lo sterminio prosegue con la soppressione della comunità di Costantinopoli ed in particolare della ricca ed operosa borghesia armena: tra il 24, che resta a segnare la data commemorativa del genocidio, e il 25 aprile, 2.345 armeni (intellettuali, sacerdoti, dirigenti politici, professionisti) vengono arrestati e uccisi,

Nel giugno 1916, dopo aver eliminato circa 150.000 militari di origine armena, i turchi decisero di fare fuori anche un terzo degli operai armeni impiegati nella costruzione e manutenzione dell’importante linea ferroviaria Berlino-Costantinopoli-Baghdad. Ma a questo punto, gli alleati tedeschi e austriaci, che da tempo avevano palesato il loro disappunto per le orrende carneficine, denunciarono finalmente, e in maniera ufficiale, le atrocità turche

Tutti i soldati armeni (“Battaglioni operai”) che prestavano servizio militare regolare nell’esercito turco (cosa resa possibile da quando i Giovani Turchi era saliti al potere) furono eliminati di nascosto.

Verso l’autunno del 1915, una volta eliminata la parte più giovane e combattiva della nazione armena, il Ministero degli Interni ottomano iniziò a pianificare lo sterminio di tutti gli adulti di età superiore ai 45 anni, che fino ad allora erano stati risparmiati perché ritenuti necessari al lavoro delle campagne, e degli ultimi prelati.

Per risparmiare denaro e per razionalizzare al massimo l’operazione, la giunta dei Giovani Turchi avviò una deportazione di massa (dalla quale talvolta vennero però risparmiati i medici o i tecnici utili al governo, come accadde nella città di Kayseri) in modo da concentrare in pochi siti isolati tutti gli armeni ancora in vita.

Dunque, gli uomini non più giovani, le donne e i bambini furono selvaggiamente depredati, rapiti o uccisi o islamizzati a forza o, nel caso delle donne più giovani, inviate negli harem da militari turchi e bande curde lungo il tragitto. Le carovane dei deportati venivano sistematicamente assalite anche da bande di malfattori fatte uscire appositamente dal carcere per costituire la cosiddetta “Teskilate maksuse” (Organizzazione Speciale), il cui compito era proprio quello di sterminare gli armeni, la stragrande maggioranza dei quali infatti non riuscì neppure ad arrivare nei campi di concentramento

La comunità armena contava circa 1.800.000 persone: solo 600.000 riuscirono a salvarsi, o perché scapparono in Russia, o perché vivevano nella parte occidentale della Turchia. In pratica i 2/3 della popolazione armena residente nell’impero ottomano era stata soppressa.

L’intervento del Vaticano, tramite il papa Benedetto XV, non produsse alcun effetto, in funzione anche del fatto che i turchi avevano proclamato la guerra santa.

Successivamente, approfittando degli sconvolgimenti in corso in Russia a causa della rivoluzione, gli armeni sotto il controllo dell’impero zarista si ribellarono e il 28 maggio 1918 dichiararono la propria indipendenza.

In seguito, dopo la presa di alcuni territori nell’Armenia turca, verrà proclamata la nascita della Repubblica Armena. Durante i lavori del Trattato di Sevrès venne perfino riconosciuta l’indipendenza al popolo armeno e la sua sovranità su gran parte dei territori dell’Armenia storica ma, come altre volte in futuro, tutto resterà solo sulla carta. Infatti il successivo Trattato di Losanna (1923) annullerà il precedente, negando al popolo armeno persino il riconoscimento della sua stessa esistenza.

La caduta del regime turco alla fine del conflitto mondiale e la seguente ascesa alla guida del paese di Kemal Ataturk non cambiò la situazione. Infatti, tra il 1920 e il 1922, con l’attacco alla Cilicia armena ed il massacro di Smirne, il nuovo governo portò a compimento il genocidio.

Furono massacrati con una crudeltà inaudita, uomini, donne e bambini, eppure ancor oggi, la Turchia nega il genocidio, e l’anniversario di questa immane tragedia del popolo armeno,  passa nel più assoluto silenzio.

Testimonianze e foto:  http://www.homolaicus.com/storia/contemporanea/armenia/

http://www.gliscritti.it/approf/2006/conferenze/attarian01.htm

Film sul genocidio:

“La masseria delle allodole” dei F.lli Taviani, (tratto dall’omonimo libro di Antonia Arslan)

( http://www.youtube.com/watch?v=9vHk2mUGsSU )

“Sceamers” di Carla Garapedian, http://www.youtube.com/results?search_query=screamers+film&aq=f )

“Ararat” di Atom Egoyan,

“Quella strada chiamata Paradiso” di Henri Verneuil http://www.youtube.com/watch?v=ppRrBB2V2Bk&feature=related .

 

http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/esteri/5606-nuova-documentazione-sul-genocidio-armeno

Gli armeni in Italia

In Italia, la principale comunità armena, nata dalla diaspora, è quella residente a Milano, composta da un migliaio di elementi. La comunità, pur essendo perfettamente integrata nella società che li ha accolti, costituisce una realtà molto coesa nella quale vengono mantenute vivissime le tradizioni della lingua d’origine, la religione storica e la lingua madre parlata anche dalle generazioni più giovani. Altre comunità si trovano a Roma, Venezia e in Calabria.

 

www.comunitaarmena.it

 

Armeni famosi:

 

“Non è facile lasciare l’Armenia,

non tornarvi più è ancora più 

difficile” 

adagio armeno 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...