I Buddha di Bamiyan

 

Il volto e le mani dorate dei due Buddha risplendono al sole in maniera accecante. Così come gli innumerevoli ornamenti che ricoprono le loro vesti: rossa quella del Buddha grande, blu quella del piccolo. Le gigantesche nicchie che li ospitano sono ricoperte da dipinti multicolori. La parete della montagna è costellata da scale e tettoie di legno che collegano e proteggono le policrome porte d’ingresso alle centinaia di celle monastiche e alle decine di santuari scavati nella roccia. Tutti, al loro interno, riccamente decorati da statue e raffigurazioni del Buddha. A collegare nicchie, santuari e celle c’è anche un’intricata rete di ripidi passaggi interni scavati nel cuore della montagna. Nella valle ai piedi dei Buddha sventola un mare di banderuole colorate appese agli alti pennoni dei dieci monasteri, gremiti da migliaia di monaci in tunica gialla e da una miriade di pellegrini.

Così appariva Bamiyan agli occhi di Hsuan-Tsang, un pellegrino cinese che venne qui nel 632 dopo Cristo. A quell’epoca questo era il più importante centro buddista dell’Asia. Il luogo dove per la prima volta il Buddha venne raffigurato in forma umana, e non più simboleggiato solo da un trono vuoto, una ruota, un’impronta o un ombrello, com’era stato fino alla costruzione dei Buddha di Bamiyan nel III secolo dopo Cristo. Questa umanizzazione della filosofia buddista, che così divenne una vera e propria religione, fu stabilita dai saggi della scuola Mahayana, fondata in quegli anni in Kashmir su impulso dell’imperatore afgano Kanishka, della dinastia Kushan, il cui potere si estendeva fino all’Asia centrale, alla Mongolia e all’India.

Le statue del Buddha e l’arte rupestre della valle sono una rappresentazione fondamentale della scuola Gandhara nell’arte buddista dell’Asia centrale.
I resti della valle sono testimonianza di un importante centro buddista sulla Via della seta e dello scambio culturale tra arte indiana, ellenistica, romana, sassanide e alla base dell’espressione artistica dell scuola Gandhara.
Sono una testimonianza eccezionale di una tradizione culturale dell’Asia centrale ormai scomparsa.

La valle è un esempio importante di un territorio culturale che illustra un significante periodo del Buddhismo.

La valle è l’espressione monumentale massima del Buddhismo occidentale. È stato un importante centro di pellegrinaggio per molti secoli.

http://stanzeallaria.blogspot.com/2009/10/alla-ricerca-dellarte-perduta-19.html

Decreto del marzo 2001: “In base al verdetto del clero e alla decisione della Corte Suprema dell’Emirato Islamico, tutte le statue in Afghanistan devono essere distrutte. Tutte le statue del paese devono essere distrutte perché queste statue sono state in passato usate come idoli dagli infedeli. Sono ora onorate e possono tornare a essere idoli in futuro. Solo Allah l’Onnipotente merita di essere adorato, e niente o nessun altro”.

Il ministro dell’Informazione Qudratullah Jamal disse: “Questo lavoro non è così semplice come la gente può pensare. Non si possono tirar giù le statue bombardandole perché entrambe sono incise e solidamente attaccate alla montagna”. I due Buddha vennero demoliti a colpi di dinamite e cannone nel marzo 2001. Ci volle quasi tutto il mese.

Quando la Tv mi rimando’ le immagini dello sgretolamento di questi due giganti fu, per me, come ricevere uno schiaffo in piena faccia !

Perchè ?

Perchè distruggere un’opera d’arte di 1800 anni ? Immagini idolatre ?

In realta i Buddha sono rappresentazioni umane e non divine.

Il Buddha è un maestro e non un dio.

Interpretazione delle Scritture senza lume, piuttosto un desiderio di distruzione del bello, di mortificazione anche dello spirito.

Una pratica perversa , come la definisce l’architetto Andrea Bruno, consulente UNESCO per il restauro e la conservazione del patrimonio artistico e culturale.

I Buddha di Bamiyan erano due enormi statue del Buddha scolpite da una setta buddista nelle pareti di roccia della valle di Bamiyan, in Afghanistan, a circa 230 chilometri dalla capitale Kabul e ad un’altezza di circa 2500 metri; una delle due statue era alta 38 metri e risaliva a 1800 anni fa, l’altra era alta 53 metri ed aveva 1500 anni.

Il Metropolitan di New York chiese il permesso di portare negli Stati Uniti i due Buddha, e anche il governo indiano si fece avanti proponendo di prendere in consegna le due statue. Dopo il primo giorno di bombardamenti, decine di governi tra i quali persino quello musulmano del Pakistan, unico paese amico dei Talebani, chiesero invano al mullah Omar di annullare la decisione.  A nulla valsero i tentativi di salvare le statue dalla decisione, ormai presa, dei Talebani di distruggerle.

Nel 2003 vennero inseriti, insieme all’intera zona archeologica circostante e al paesaggio culturale, nella lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO, che si è impegnata, insieme ad altre nazioni, per la ricostruzione delle due statue, distrutte.

http://it.wikipedia.org/wiki/Buddha_di_Bamiyan

http://en.peacereporter.net/articolo/4150/Tibet+afgano

Il futuro dei Buddha

Dopo l’idea di “ricostruire” le statue della valle del Bamiyan con il laser, riparte dalla Germania l’idea di una possibile reale ricostruzione delle famose statue di Buddha distrutte nel 2001 dai talebani, che aveva portato alla luce anche i dipinti ad olio più antichi del mondo.

Studiando alcuni frammenti sopravvissuti all’esplosione si è potuto appurare che le statue erano colorate di di rosso, bianco e blu e il gruppo di ricerche, capitanato dal professor Erwin Emmerling della Technical University di Monaco ha constatato che la statua più piccola, quella alta 40 metri, potrebbe essere restaurata con i frammenti recuperati dai bombardamenti.

Per il restauro però ci sono alcuni impedimenti di natura tecnica: per procedere al restauro infatti bisognerebbe costruire una piccola fabbrica nella valle del Bamiyan o altrimenti portare i 1400 frammenti in Germania (dal peso di due tonnellate ciascuno).

Il professor Emmerling presenterà le sue scoperte ad un meeting dell’UNESCO a Parigi, ma l’ultima parola sulla sorte delle statue spetterà al governo afgano.

http://it.peacereporter.net/articolo/27124/Afghanistan%2C+ancora+possibile+la+ricostruzione+dei+Buddha+giganti

Uomini distruggono e uomini di buona volontà ricostruiscono.

Ciao.

3 thoughts on “I Buddha di Bamiyan

  1. […] trovi l’articolo intero: I Buddha di Bamiyan « Il blog di Angela Share var addthis_config = {"data_track_clickback":true}; Categoria: Arte e Cultura, India […]

  2. Complimenti per il bellissimo articolo … su un fatto orribile e miserrimo … saluti e auguri, Salvatore

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