Masserie di Sicilia

Dopo le tonnare,vorrei descrivere  un altro elemento del territorio siciliano molto importante per la sua storia : le  masserie. 

E’ da molto che ne volevo parlare  ma non mi decidevo mai per la mole di informazioni che prevedevo di dover leggere.

Ho cercato di proporvi le immagini di quelle che sono rimaste più fedeli alla loro architettura originale, poichè molte sono state ristrutturate e ampliate per essere adibite ad agriturismo, alberghi ecc.

Spero di aver fatto un lavoro sufficientemente completo e tale da fare di voi degli appassionati di questi tesori come lo sono io.

(cliccando sulle foto apparirà il nome della località alla quale appartiene la masseria)

La storia della masseria è indissolubilmente legata alla storia dell’Italia meridionale che è storia travagliata.

Il latifondismo, consolidatosi al Sud nelle forme feudali della grande proprietà indivisa, scarsamente produttiva possedute prima dai signori feudali ed ecclesiastici ed accaparrate poi dalla borghesia meridionale, ha favorito la nascita della masseria, così diffusa nel territorio siciliano. 

La storia

 La masseria ha origini antichissime; i primi esempi, infatti, risalgono al tempo della colonizzazione greca nel meridione (VIII-VI secolo a.C.). Essa era intesa come organizzazione sistematica del territorio ed era finalizzata ad attività agricole.

   A partire dal V secolo a.C. i Romani concentrarono le proprietà in poche aziende latifondistiche, dando origine alle “massericiae”, entità rurali che sfociarono poi in insediamenti residenziali e produttivi, detti “villae” o “massae” (blocchi immobili rurali).

  

 

  

 

 

 

 

La “villa romana” con le invasioni barbariche (V secolo d.C.) fu abitata dal nuovo signore barbaro che la fortificò per la difesa e per l’offesa.

La “massa” subì una profonda trasformazione nel IX secolo ad opera di Carlo Magno che creò una nuova entità rurale chiamata “feudo”.

Nel XI secolo arrivarono nell’Italia meridionale i Normanni che trasformarono i feudi in “masserie villaggio”. 

Con l’arrivo degli Svevi, sempre nel meridione, nacquero le “masserie regie” dedite alla coltura di cereali e all’allevamento di cavalli.

Nel XV secolo l’Italia meridionale passò agli Aragonesi che eliminarono tutti i privilegi concessi precedentemente ai contadini. Gli unici a conservare qualche beneficio furono gli addetti alla transumanza che ebbero il permesso di costruire fabbricati su terreni adibiti a pascolo, destinati all’abitazione, al ricovero per gli animali e alla lavorazione di prodotti caseari. Sorsero, così, le “masserie di pecore” dette anche “iazzi“, distinte da quelle in cui si praticava la coltivazione, dette “posta”, perché erano postazioni fisse a cui si ritornava al termine della giornata.

  

 

 

 

 

 La tipologia della masseria del sec. XV, che era rimasta invariata nei secoli XVI e XVII, subì sostanziali trasformazioni con l’arrivo dei Barbari nel meridione (sec XVIII). Essi espropriarono i feudi ecclesiastici dei quali si impadronì la borghesia rurale che organizzò il latifondo in masseria, nella quale emerse la figura del massaro che coordinava il lavoro dei contadini e dei braccianti.

    

 

 

 

 

 

 

Nel XIX secolo, con l’applicazione in Italia del codice napoleonico, furono assegnati ai contadini poveri terre demaniali per uso semina, pascolo o legna, ma le quote furono così piccole che i contadini si videro costretti a venderle per poter sopravvivere. La borghesia rurale continuò ad essere, nel meridione, dominante facendo perdurare il latifondo che nel resto d’Italia si era ormai da tempo disgregato.

   Decollarono anche con la coltura dell’ulivo e della vite, le “masserie di campagna” che diedero lavoro ad un alto numero di salariati: massari di campo, gualani, bovari, massari di vacche e di pecore.

   Subito dopo l’unità d’Italia (XIVsec.) i contadini delusi (briganti) devastarono molte di queste masserie.

  

 

 

 

                                                                    Verso la fine del XIX secolo i signori scelsero le masserie come loro residenza per controllare l’andamento delle attività. A tale scopo nacquero le “masserie palazzo” che segnarono un periodo di massima efficienza. Era enorme il numero di dipendenti: dal fattore al massaro, ai salariati fissi, gualani e lavoratori occasionali nei periodi di raccolta delle olive e nei periodi di semina e mietitura.

Nel XX secolo, dopo i conflitti mondiali, le condizioni dei contadini peggiorarono.

Con la parola d’ordine “la terra a chi lavora” si emanò la “riforma agraria” che espropriò e frazionò i latifondi. La vita delle masserie subì notevoli ridimensionamenti e molte furono abbandonate o utilizzate modificando abitudini e bisogni.

                                                             

Solo alcune continuano a vivere, ma non come una volta, altre sono dei ruderi, altre ancora sono state ristrutturate.

http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/mesagne/approfondimenti2.htm 

 

 La sua struttura

 Lo schema tipico della masseria comprendeva una costruzione di tipo chiuso verso l’esterno e con le aperture tutte rivolte all’interno della corte o del grande cortile. Le stesse mura perimetrali, senza aperture, facevano da protezione contro intrusi e malintenzionati, permettendo anche una difesa eventuale contro assalti di briganti.Le poche aperture e finestre rivolte verso l’esterno sono sormontate dalle “Caditoie”, aperture poste sui muri perimetrali del tetto dalla cui “bocca”si facevano cadere pietre e altri materiali pesanti che cercavano d’impedire l’accesso all’interno dei locali. Una porta grande d’ingresso sbarrata da un robusto portone permetteva l’accesso al grande cortile anche alle carrozze e ai carriaggi da trasporto.

In genere una parte dell’edificio a scopo abitativo aveva uno o più piani alti nei quali abitava il “padrone” e la sua famiglia. I piani bassi erano adibiti all’uso abitativo dei contadini e come depositi delle provviste. All’interno del cortile erano anche le stalle per i cavalli o per i muli nonché i locali per polli, conigli e volatili vari di allevamento. Altri locali servivano per il deposito degli attrezzi da lavoro e come ricovero delle carrozze padronali.

http://it.wikipedia.org/wiki/Masseria

 

Come si viveva in una masseria

Le masserie piu’ imponenti erano, in epoca feudale, piccole città in miniatura, autosufficienti dal punto di vista produttivo e strutturate per difendersi da eventuali attacchi di assalitori.

Avevano un grande palazzo nel quale vivevano contadini servitori e proprietari terrieri , circondato da alte mura e in alcuni casi da torri di avvistamento che rendevano le masserie delle campagne simili a piccoli castelli.

La masserie era, quindi, una fattoria ed un fortino tendenzialmente chiuso verso l’interno con un unica porta d’accesso e rare aperture verso la campagna circostante.

Un piccolo villaggio autosufficiente con la propria chiesa, che aveva come punto di riferimento l’ampio cortile interno, il baglio, lastricato in pietra calcarea, detto “u bagghiu”, dove si svolgeva la vita all’aperto.

Il baglio, era lo spazio di gioco dei bambini ma anche il passaggio che portava alle stalle gli animali dopo il pascolo e il luogo di incontro dei contadini che tornavano dai campi.con il pozzo e la grande casa che offriva riparo a molti.

Nelle masserie vivevano tutti i lavoratori del podere, insieme alle loro famiglie, ed i piani delle abitazioni rispecchiavano  la gerarchia sociale.

La Casa del massaro

La casa del massaro (contadino), si componeva di 3 stanze:

  • una stanza d’ingresso, dove si svolgeva tutta la sua vita quotidiana;
  • un’altra con il forno a legna, con uno spazio per fare la ricotta e con la “tannura”, un fornello sempre acceso usato sia per riscaldare che per cucinare;
  • una camera da letto.

http://www.masserie.net/struttura-di-una-masseria.cfm

http://www.perieghesis.it/masseria.htm

http://www.perieghesis.it/cappelle.htm

 

 

 

 

 

Dal film : Kaos, dei Fratelli Taviani, girato in una masseria della campagna agrigentina (forse a Quote di Primosole).

 

Bibliografia :

D’Alessandro V. : In Sicilia dalla massa alla masseria, in Medioevo rurale. Sulle tracce della civiltà contadina, Bologna, 1980

R.Licinio: Masserie medievali, Bari, 1998.

Lepre A.: Feudi e masserie. Problemi della società meridionale nel ‘600 e ‘700, Napoli, 1973.

Ciao.

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