Capodimonte, ceramiche e porcellane

Come vorrei aver vissuto per un periodo nella Napoli dei Borboni,  magari come figlia di un artigiano!

Per Napoli, splendida capitale del regno, fu periodo di innovazioni e istituzioni; per citarne alcune: l’organizzazione della sanità, della scuola, la riorganizzazione dell’area portuale, la costruzione del Tunnel, la manifattura della seta di S. Leucio, ecc.

Divenne la terza città industriale d’Italia.

Tra le altre, anche la produzione della ceramica e porcellana di Capodimonte.

Chi di noi, anche se non particolarmente amante della ceramica, non vorrebbe in casa una piccola meraviglia come queste ?

La storia

Capodimonte è una zona di Napoli, suddivisa nei casali di Porta Grande e Porta Piccola, siti a ridosso del Bosco di Capodimonte.

Le porcellane di Capodimonte vedono la luce per merito di un’illuminata iniziativa di Carlo III di Borbone (si adoperò per dotare la città di opere monumentali come il Teatro S. Carlo, la villa di Capodimonte, l’Albergo dei Poveri, amplio’ la reggia, istititui’ l’ Accademia Ercolanese, la Biblioteca Nazionale, il Museo Archeologico e diede inizio agli scavi a Pompei ed Ercolano) il quale, sposando nel 1738 Maria Amalia Valpurga, nipote di Augusto il Forte, creatore della celebra fabbrica di porcellana di Meissen, matura l’idea di aprire nella capitale del suo regno un laboratorio per la produzione di manufatti di porcellana.

Ciò significava collocarsi a fianco di alcune tra le più prestigiose Corti europee che fino ad allora erano in possesso di una propria manifattura di porcellane, come quella di Sassonia, la celebre Corte di Francia e l’altra, non meno illustre di Vienna, mentre in Italia erano attive le fabbriche di Vezzi a Venezia (dal 1720) e da poco, dei Ginori a Doccia (1737) e dei Rossetti a Torino (1737).

L’edificio della fabbrica di porcellana è progettato e compiuto nel 1743 con l’intento di creare a Napoli l’equivalente della manifattura di Meissen, di cui alcuni pezzi arricchivano il corredo della consorte. Della realizzazione dell’edificio è incaricato l’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice, che individua l’area di Bosco di Capodimonte, a poca distanza dalla nuova residenza reale. I primi addetti furono, con Livio Vittorio Schepers e Giovanni Caselli, Gaetano Schepers, figlio di Livio e parimenti incaricati dell’impasto, lo scultore fiorentino Giuseppe Gricci, con l’incarico di modellatore, il pittore Giuseppe Della Torre e l’intagliatore Ambrogio Di Giorgio più altri pochi operai e vari garzoni.

Le terre più adatte all’impasto in porcellana provenienti dalla Calabria, da Fuscaldo e Porghelia, diedero ottimi risultati così che questa porcellana in pasta tenera risultò superiore a quelle utilizzate nelle più celebri manifatture francesi. La qualità della pasta ottenuta era notevole: tenera per assenza del caolino difficile da modellare, specie per la resa di particolari minuti, era di uno splendido colore bianco, traslucida, con una grana finissima. Ne accresceva la bellezza una vernice di copertura di straordinaria compattezza, che determinava effetti di luce attenuata ed uniforme e toni cromatici delicatamente vellutati.

Dal punto di vista tecnico non vi è dubbio che il successo delle porcellane di Capodimonte vada attribuito alla felice armonizzazione della qualità dell’impasto della pasta tenera ad alto contenuto feldspatico, utile ad esaltare le belle miniature eseguite in punta di pennello da Giovanni Caselli che, per la capacità propria della pasta tenera che permette alla vernice di copertura di “assorbire” la decorazione, si presentano ai nostri occhi con un morbido ed inconfondibile effetto di “sottovetro”.

Pur ispirandosi agli inizi alle produzioni di Meissen, ben presto gli effetti realizzati a Capodimonte assunsero una forma più elegante e raffinata; con l’originalità dei decori del Caselli e del Della Torre dava una squisita eleganza all’impaginato e alla finezza degli effetti pittorici. Fu così che nell’ambito della produzione plastica (animali, uccelli, figurine a gruppi ed isolate) che Capodimonte giunse alle realizzazioni più originali e che maggiormente contribuirono a renderla famosa in tutta l’Europa. Durante questo periodo gli effetti che più di altri identificarono il gusto e l’arte dei maestri coordinati dal Gricci furono tabacchiere di squisita fattura e pittura, brocche e bacili, pomi di bastone di varie foggiature, vasi policromi, pregevoli vasi biansati, vasi da camino, tazze per uso domestico, caffettiere, lattiere, servizi di piatti di pregevole decorazione e ispirazione giapponese o con decori di fantasia raffiguranti paesaggi, gruppi floreali o di ispirazione mitologica nonchè vedute di ville napoletane. Tutte queste produzioni furono contrassegnate con il giglio azzurro.

Purtroppo la manifattura non ebbe vita molto lunga: nel 1759 Carlo III, in procinto di passare in Spagna per ereditare il trono del fratello Ferdinando VI, decide la chiusura della fabbrica portandosi al seguito attrezzature, macchinari, forme, pasta nonch? i vari artigiani attivi a Capodimonte.

Nel 1771 Ferdinando IV di Borbone, figlio di Carlo e suo successore sul trono di Napoli, decide di riaprire la manifattura prima nella Reggia di Portici poi nel Palazzo della Capitale nel 1773.

Le porcellane della Real Fabbrica Ferdinandea, contrassegnate con una lettera “N” azzurra coronata appaiono stilisticamente divisibili in tre periodi: il primo dal 1773 al 1780 con la direzione artistica affidata al pittore e scultore Francesco Celebrano,

il secondo dal 1780 al 1799 periodo felicissimo che vede la fioritura di tutte le arti napoletane oltre al trionfo della porcellana,

il terzo dal 1800 al 1806 anno dell’arrivo dei francesi quando la Real Fabbrica chiude definitivamente la sua attività.

In questo periodo, contraddistinto da un inizio che da un lato guardava nostalgicamente alla produzione della precedente manifattura, non definendo quindi un proprio stile, si vede comunque la realizzazione di oggetti la cui tendenza era di imitare la moda più attuale del vasellame prodotto a Seres ed alcune figure plastiche attribuite al periodo Perez.

Con l’avvento, nel 1780 di Dominio Venuti, la produzione ebbe un notevole impulso per la sua supervisione artistica che partorì opere di particolare effetto: importanti servizi ispirati a pitture, bronzi con rifiniture in porcellana di carattere floreale, vasi e sculture, specchiere con decorazioni policrome di personaggi o amorini o uccelli o fiori e la realizzazione di parti più utili per arredamenti dell’epoca come pannelli murali, soffitti o pavimentazioni, colonne o lampadari.

Negli anni successivi i vari artigiani tengono comunque viva la tradizione e la strada tracciata dai Borbone, fin quando lavoranti più tecnici iniziarono la lavorazione della terraglia, ora con i Del Vecchio o i Giustiniani che già da qualche tempo si dedicavano a questa lavorazione, o aprendo laboratori a carattere più familiare in concorrenza con loro. Una particolare menzione meritano i Migliolo, i Mollica ed i Colonnese. I Migliolo producendo splendide terraglie decorate nello stile Ferdinandeo, i Mollica dal 1842 principalmente eccellendo nella lavorazione di terrecotte a figure rosse o a figure nere alla maniera dei vasi di scavo per poi iniziare dai primi del ‘900 un importante ruolo divulgativo delle porcellane  di “Capodimonte”, individuando per primi le lavorazioni “a fettuccia” e dei fiori a tutto tondo decorati a mano, mentre i Colonnese vanno ricordati più per il vasellame e per le belle “riggiole” alla napoletana.

Oggi:

Per quanto concerne la produzione dagli Anni ’50 ai nostri giorni, si vede una lenta ma graduale trasformazione delle produzioni, che per motivi commerciali devono adattare il gusto, l’espressione artistica e la creatività alle nuove tendenze ornamentali. Sono gli anni nei quali vediamo un’esplosione della richiesta dei prodotti di ispirazione figurativa e floreale, soprattutto per merito dei Cacciapuoti, dei Mollica, dei Maiello, dei Savastano, degli Esposito. Purtroppo, molta confusione si è creata per l’arbitrario uso del Marchio di Capodimonte, contraddistinto ed individuato nella “N” azzurra coronata, anche da parte di produttori non dell’area di Capodimonte, tanto da non far più pensare che il Capodimonte potesse essere considerato tale solo se realizzato da artigiani che operano a Napoli. Tale problema sarà sicuramente risolto grazie alla recente approvazione del disciplinare di produzione della ceramica artistica e tradizionale di Capodimonte.

Dagli Anni ’50 ad oggi gli artigiani si sono moltiplicati fino a contare sul territorio oltre 100 laboratori, dalla piccola bottega a carattere familiare a più importanti realtà che della tradizione hanno cercato di cogliere il senso ed il gusto per produrre oggetti di splendida fattura. All’antica tradizione degli oggetti di uso comune, hanno affiancato realizzazioni artistiche di grande successo come vasellame, importanti servizi per la tavola, composizioni floreali, trionfi di frutta, pannelli murali, non trascurando di riprendere gradualmente la modellazione della figura nella sua espressione più tradizionale. Oggi i maggiori mercati di riferimento sono gli Stati Uniti e d il Giappone, che possono ammirare gli oggetti prodotti a Capodimonte nelle più importanti rassegne espositive a Milano, Francoforte, New York, Tokyo, Mosca e Parigi.

Importanti raccolte di ceramiche e porcellane prodotte nella zona di Capodimonte sono oggi conservate nel:

  • Museo Nazionale di Capodimonte, Via Miano 2, Parco di Capodimonte;
  • Museo Duca di Martina
  • Museo Filangieri
  • Museo Archeologico Nazionale
  • Istituto d’Arte “Palazzi”.

Le istituzioni ceramiche, oltre ai citati Musei e agli Istituti d’arte con sezione ceramica, sono l’Accademia delle Belle Arti, l’Istituto “Caselli”, l’Associazione Amici della Real Fabbrica, il Consorzio delle Ceramiche e Porcellane di Capodimonte.

http://www.agendaonline.it/napoli/capodimonte.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Porcellana_di_Capodimonte

http://museodicapodimonte.campaniabeniculturali.it/

http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=36&Itemid=54

I libri:

Valentina Lenzi

CERAMICHE E PORCELLANE

DI CAPODIMONTE

Napoli e l’industria dai Borboni

alla dismissione

a cura di Vitale A.; De Majo S.

Ciao.

11 thoughts on “Capodimonte, ceramiche e porcellane

  1. paola scrive:

    E’ stata una lettura molto interessante. Ti chiedo : come mai esistono diverse forme di N coronata? puoi suggerirmi letture specifiche? vorrei “datare” alcune statuette che raffigurano una banda musicale costituita da scimiette, grazie Paola Morgera

  2. Giovanni scrive:

    salve, l’articolo non è molto preciso circa la Porcellana di Capodimonte.per avere le idee più chiare può rifarsi alla LG. 188/90 che regolamenta il settore e che -purtroppo-per la porcellana di Capodimonte ancora aspetta l’ok del Comune per l’applicazione e la conseguente tutela. Giovanni Carusio,titolare della composizioni a fiori in alto e del pulcinella.

    • angelafortibet scrive:

      Gentile signor Carusio,
      vedo adesso il suo commento al mio post e me ne scuso, evidentemente non sono stata avvisata via e-
      mail.
      La ringrazio di avere visitato il mio blog e dell’informazione circa la legge,
      che pubblico di seguito affinché chi fosse interessato possa leggerla.
      P.S.: Quando mi è stato possibile trovare l’autore delle ceramiche l’ho debitamente segnalato;
      basta passare il mouse sull’immagine.
      Le porgo i miei cordiali saluti.

      Legge 9 luglio 1990, n. 188

      (in Gazzetta Ufficiale n. 165, del 17 luglio 1990)

      TESTO VIGENTE

      Tutela della ceramica artistica e tradizionale e della ceramica di qualità.

      Art. 1.

      Finalità della legge

      1. La tutela della denominazione di origine delle produzioni di ceramica artistica e tradizionale,

      ai fini della difesa e della conservazione delle loro caratteristiche tecniche e produttive, viene

      attuata con l’apposizione del marchio «ceramica artistica e tradizionale», in conformità ad un

      disciplinare-tipo approvato dal Consiglio nazionale ceramico di cui all’articolo 4. La tutela delle

      altre produzioni ceramiche, effettuate in conformità all’apposito disciplinare approvato dal

      Consiglio nazionale ceramico, viene attuata con l’apposizione del marchio «ceramica di qualità».

      2. I decori, le forme e la qualità della ceramica sono tutelati attraverso:

      a) il Consiglio nazionale ceramico;

      b) i comitati di disciplinare;

      c) le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze;

      d) i consorzi volontari fra produttori di ceramica artistica e tradizionale delle zone di

      affermata tradizione, individuate ai sensi dell’articolo 4, comma 2.

      Art. 2.

      Produzioni ceramiche tutelate

      1. Ai fini della presente legge sono tutelate le ceramiche artistiche e tradizionali prodotte

      secondo forme, decori, tecniche e stili, divenuti patrimonio storico e culturale delle zone di

      affermata tradizione ceramica, ovvero secondo innovazioni ispirate alla tradizione.

      2. Tutte le altre produzioni, purché effettuate in conformità all’apposito disciplinare

      approvato dal Consiglio nazionale ceramico, sono considerate ceramica di qualità (1).

      3. I marchi di cui all’articolo 1 individuano il produttore, il

      luogo di origine e le tipologie merceologiche dei materiali

      utilizzati – porcellana, gres, terracotta comune e maiolica o

      terraglia – in conformità alle norme UNI.

      Art. 3.

      Registri dei produttori di ceramica

      1. Ai fini di cui agli articoli 1 e 2 vengono istituiti il «registro dei produttori di ceramica

      artistica e tradizionale» e il «registro dei produttori di ceramica italiana di qualità»,

      rispettivamente depositati presso la commissione provinciale per l’artigianato e la camera di

      commercio, industria, artigianato ed agricoltura, competenti per territorio.

      2. La richiesta di iscrizione al registro può essere inoltrata da singoli produttori ceramici

      nonché dai titolari o legali rappresentanti di imprese ceramiche secondo modalità e

      condizioni stabilite dal Consiglio nazionale ceramico.

      3. L’iscrizione al registro è disposta dalla commissione

      provinciale per l’artigianato, su conforme parere del comitato di cui agli articoli 7 e 11, o

      dalla camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, secondo le disposizioni del

      Consiglio nazionale ceramico.

      3-bis. Vengono altresì istituiti, presso il Consiglio nazionale ceramico, un «registro dei

      produttori di ceramica artistica e tradizionale» e un «registro dei produttori di ceramica di

      qualità» destinati alle iscrizioni dei produttori ceramici di Paesi membri dell’Unione europea che

      ne facciano espressa richiesta (1).

      Art. 4.

      Istituzione e compiti del Consiglio nazionale ceramico

      1. È istituito il Consiglio nazionale ceramico con il compito di tutelare la ceramica artistica

      e tradizionale, valorizzandone il patrimonio storico e culturale tradizionale nonché i modelli e i

      decori tipici, e la ceramica di qualità (1).

      2. Il Consiglio:

      a) individua e delimita, entro un anno dal suo insediamento, previa consultazione con le

      regioni e con gli enti interessati, le zone del territorio nazionale nelle quali è in atto una affermata

      produzione di ceramica artistica e tradizionale eventualmente comprendendovi – in caso di

      comprovate e storiche situazioni – anche quelle aree contigue in cui vi sia una produzione

      ceramica che per tipologie, caratteri e qualità sia ad essa riconducibile;

      b) definisce e approva il disciplinare di produzione della ceramica artistica e

      tradizionale di ciascuna zona individuata, indicando il comune presso il quale avrà sede il

      comitato di

      disciplinare;

      c) definisce e approva il disciplinare di produzione della ceramica di qualità (2);

      d) designa, sentite le organizzazioni dei produttori più rappresentative e la regione

      interessata i suoi rappresentanti nei comitati di disciplinare di cui all’articolo 7;

      e) apporta, quando ne riscontri l’opportunità, le variazioni e gli aggiornamenti dei

      disciplinari di produzione con la procedura adottata per la formazione degli stessi;

      f) esamina i ricorsi di cui all’articolo 7, comma 7, e adotta le decisioni ritenute opportune;

      g) vigila sull’applicazione della presente legge e sull’osservanza dei disciplinari di

      produzione;

      h) collabora alle iniziative di studio e di promozione dirette a conseguire la valorizzazione

      delle produzioni tutelate. In particolare, d’intesa con le regioni e i comuni interessati, promuove

      l’istituzione di una Esposizione internazionale dell’arte ceramica italiana, con manifestazioni

      divulgative, culturali e di commercializzazione da tenersi alternativamente in una località

      ceramica del Mezzogiorno e in una dell’Italia centro-settentrionale;

      i) concorre, in Italia e all’estero, a tutelare la ceramica artistica e tradizionale italiana

      nonché quella di qualità, coordinando la propria attività con le regioni, lo Stato, i consorzi o enti

      ceramici e ogni altro ente od organismo interessato;

      l) può svolgere gli altri compiti che vengano ad esso affidati per il migliore raggiungimento

      delle sue finalità istituzionali.

      3. Per lo svolgimento delle sue attribuzioni il Consiglio effettua le indagini che ritiene

      opportune, ivi compresa l’audizione degli interessati e dei rispettivi consulenti tecnici.

      (1) Comma così sostituito dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

      (2) Lettera così sostituita dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n.

      52.

      Art. 5.

      Composizione del Consiglio nazionale ceramico

      1. Il Consiglio nazionale ceramico è nominato con decreto del

      Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’industria,

      del commercio e dell’artigianato che lo presiede.

      2. Esso dura in carica cinque anni ed è composto da:

      a) cinque membri in rappresentanza degli organi dello Stato, di

      cui:

      1) un membro in rappresentanza del Ministero dell’industria,

      del commercio e dell’artigianato;

      2) un membro in rappresentanza del Ministero per i beni

      culturali e ambientali;

      3) un membro in rappresentanza del Ministero della pubblica

      istruzione;

      4) un membro in rappresentanza del Ministero del commercio con

      l’estero;

      5) un membro in rappresentanza del Ministero per i beni e le

      attività culturali;

      b) tre membri in rappresentanza delle regioni di maggiori

      tradizioni ceramiche designati dalla Conferenza permanente dei

      presidenti delle regioni;

      c) dodici membri in rappresentanza dei produttori di ceramica

      artistica e tradizionale, designati dalle rispettive associazioni

      maggiormente rappresentative in campo nazionale;

      d) sette membri in rappresentanza dei comuni di affermata

      tradizione ceramica, di cui sei designati dall’Associazione nazionale

      comuni italiani (ANCI) e uno, in rappresentanza dei comuni di

      affermata tradizione ceramica, designato dall’Unione nazionale

      comuni, comunità, enti montani (UNCEM).

      3. Nella scelta dei membri di cui al comma 2, lettere b) e d),

      dovrà tenersi conto dell’esigenza di assicurare la più ampia

      rappresentanza, nel Consiglio, delle zone di affermata tradizione

      ceramica.

      4. Alle riunioni del Consiglio, per le decisioni di cui

      all’articolo 4, comma 2, lettere b) ed e), partecipano altresì, con

      voto deliberativo, tre rappresentanti della o delle regioni sul cui

      territorio è ubicata la zona di affermata tradizione ceramica di cui

      si tratta nonché due rappresentanti del o dei comuni della zona

      medesima.

      5. I membri del Consiglio sono scelti tra personalità

      particolarmente esperte nello specifico settore sotto il profilo

      artistico o scientifico o giuridico.

      6. La costituzione del Consiglio ha luogo entro tre mesi

      dall’entrata in vigore della presente legge.

      7. Il Consiglio è convocato dal Ministro dell’industria, del

      commercio e dell’artigianato entro sei mesi dall’entrata in vigore

      della presente legge anche qualora la composizione risulti

      incompleta, purché sia stata nominata la metà più uno dei suoi

      componenti.

      Art. 6.

      Regolamento di attuazione.

      1. Entro sei mesi dal suo insediamento il Consiglio nazionale

      ceramico:

      a) propone il regolamento di attuazione che, tra l’altro,

      disciplina le modalità relative all’accertamento della rispondenza

      del prodotto alle norme previste dal disciplinare di produzione. Esso

      viene sottoposto al Ministro dell’industria, del commercio e

      dell’artigianato, è emanato con decreto ministeriale e pubblicato

      nella Gazzetta Ufficiale;

      b) determina le modalità di formazione e funzionamento dei

      registri e dei comitati di disciplinare;

      c) definisce le caratteristiche tipologiche, secondo le norme

      UNI, nonché il disciplinare dei marchi.

      2. Entro trenta giorni dalla proposta il Ministro dell’industria,

      del commercio e dell’artigianato formula eventuali osservazioni sulle

      quali il Consiglio nazionale ceramico esprime il proprio parere entro

      i successivi trenta giorni.

      3. Le spese derivanti dall’istituzione e dal funzionamento dei

      registri dei produttori di cui all’articolo 3 e dal funzionamento dei

      comitati di disciplinare di cui all’articolo 7, sono a carico dei

      richiedenti (1).

      3-bis. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e

      dell’artigianato, adottato di concerto con il Ministro del tesoro,

      del bilancio e della programmazione economica, sono determinati

      l’ammontare dei diritti a carico dei richiedenti e le relative

      modalità di versamento. L’ammontare dei diritti dovrà coprire tutti

      gli oneri necessari all’istituzione e al funzionamento dei registri

      nonché al funzionamento dei comitati di disciplinare (2).

      (1) Comma così sostituito dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

      (2) Comma aggiunto dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

      Art. 7.

      Comitati di disciplinare.

      1. Per ciascuna zona di affermata tradizione ceramica, individuata

      dal Consiglio nazionale ceramico ai sensi del comma 2, lettera a),

      dell’articolo 4, è costituito un comitato di disciplinare, con sede

      presso un comune della zona interessata, indicato dal medesimo

      Consiglio nazionale.

      2. Il comitato:

      a) esamina le domande inoltrate e comunica il parere

      sull’iscrizione dei richiedenti al registro della provincia in cui

      viene svolta l’attività lavorativa;

      b) svolge i compiti di cui all’articolo 11;

      c) vigila, in collegamento con il Consiglio nazionale ceramico,

      sull’osservanza delle disposizioni contenute nel disciplinare di

      produzione della ceramica artistica e tradizionale della zona,

      garantendo la rispondenza delle produzioni, per le quali è stato

      richiesto il marchio della denominazione d’origine, alle

      caratteristiche previste dal disciplinare medesimo.

      3. I comitati sono nominati dal Ministro dell’industria, del

      commercio e dell’artigianato, su designazione del Consiglio nazionale

      ceramico, entro tre mesi dalla data di approvazione del disciplinare

      medesimo e sono composti da esperti qualificati nello specifico

      settore sotto il profilo tecnico-produttivo o artistico-culturale.

      4. Ciascun comitato non potrà essere costituito da più di quindici

      componenti designati dai comuni e dalle regioni interessate.

      5. Nei comitati va altresì assicurata la rappresentanza dei

      consorzi o enti di tutela ceramica e delle organizzazioni di

      categoria, maggiormente rappresentative in campo nazionale, operanti

      nelle singole zone, in relazione alla loro rappresentatività o

      consistenza.

      6. Ai fini dello svolgimento delle funzioni attribuite dalla

      presente legge i comitati possono avvalersi degli istituti od

      organismi ritenuti idonei e, in particolare, dei consorzi o enti di

      cui agli articoli 9 e 10, ove esistenti.

      7. Le decisioni del comitato di disciplinare, in ordine a quanto

      previsto dall’articolo 11 sono impugnabili da chi ne abbia interesse

      presso il Consiglio nazionale ceramico, entro sessanta giorni dalla

      comunicazione delle stesse.

      7-bis. Il Consiglio nazionale ceramico nomina un apposito comitato

      di disciplinare, che ha sede presso lo stesso Consiglio, con le

      medesime finalità dei comitati previsti nel presente articolo per

      quanto riguarda l’attività di produttori di ceramica artistica e

      tradizionale di cui al comma 3-bis dell’articolo 3 (1).

      (1) Comma aggiunto dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

      Art. 8.

      Discipline di produzione.

      1. Il disciplinare di produzione della ceramica artistica e

      tradizionale di una zona di affermata tradizione descrive e definisce

      i caratteri fondamentali della ceramica di quella zona, con

      particolare riferimento a modelli, forme, stili e decori ritenuti

      tipici, alle tecniche di lavorazione e produzione, alle materie usate

      e alla loro provenienza.

      2. Il disciplinare di cui al comma 1 delimita la zona o le zone di

      produzione e indica le soluzioni tecniche per l’attestazione

      indelebile dell’origine del prodotto nonché i criteri di valutazione,

      ai fini di cui all’articolo 11, di quelle forme innovative che

      costituiscono il naturale sviluppo e aggiornamento dei modelli, delle

      tecniche e degli stili tradizionali.

      3. Il disciplinare di produzione della ceramica di qualità viene

      definito dal Consiglio nazionale ceramico (1).

      4. Per le ceramiche destinate a venire in contatto con le sostanze

      alimentari o con sostanze d’uso personale il disciplinare, di cui ai

      commi 1 e 3, deve prevedere l’osservanza delle norme vigenti in

      materia nonché la certificazione da esse prevista.

      5. Il disciplinare di cui al comma 1 è approvato dal Consiglio

      nazionale ceramico, su proposta della regione, sentiti gli enti

      locali e le organizzazioni dei produttori di ceramica artistica e

      tradizionale della zona.

      6. Il disciplinare di cui al comma 3 è approvato dal Consiglio

      nazionale ceramico, sentite le organizzazioni dei produttori

      interessati.

      7. Il disciplinare è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della

      Repubblica italiana.

      (1) Comma così sostituito dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

      Art. 9.

      Consorzi volontari.

      1. Il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,

      sentita la regione interessata, con proprio decreto da pubblicarsi

      nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, può affidare ai

      consorzi ed enti volontari per la tutela di produzioni ceramiche

      anche i compiti di cui all’articolo 7, comma 2, lettera c).

      2. Le funzioni di cui al comma 1 possono essere esercitate, da

      parte di ciascun consorzio od ente, solo nei confronti degli

      associati e possono essere conferite ai consorzi od enti i quali:

      a) comprendano tanti soci che rappresentino non meno del 50 per

      cento delle imprese di ceramica artistica e tradizionale della zona,

      iscritte al registro di cui all’articolo 3, o imprese che impieghino

      almeno il 50 per cento del numero complessivo degli addetti;

      b) siano retti da statuti che consentano, senza discriminazioni,

      l’ammissione al consorzio o ente dei produttori di ceramica artistica

      e tradizionale iscritti al registro stesso;

      c) garantiscano un efficace e imparziale svolgimento delle

      funzioni affidate.

      3. Gli incaricati dei consorzi o enti, formalmente notificati ai

      comitati di disciplinare, operano nei limiti e con i poteri

      riconosciuti ai membri dei comitati stessi o ai loro incaricati, ai

      sensi dell’articolo 7.

      4. Restano salvi i poteri di vigilanza spettanti al Ministro

      dell’industria, del commercio e dell’artigianato, al Consiglio

      nazionale ceramico e alle altre pubbliche amministrazioni, in base

      all’ordinamento vigente.

      5. I consorzi o gli enti ai quali sono affidate le funzioni di cui

      al presente articolo sono sottoposti alla vigilanza del Ministro

      dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentita la regione

      interessata. Qualsiasi modificazione dei loro statuti deve essere

      approvata dal Ministro dell’industria, del commercio e

      dell’artigianato su conforme parere della regione interessata.

      Art. 10.

      Riconoscimento dei consorzi volontari

      1. La richiesta al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato per espletare le

      funzioni di cui all’articolo 9, preventivamente pubblicata sul foglio annunzi legali della provincia a

      cura e spese del consorzio o ente interessato, deve essere corredata dai seguenti documenti:

      a) elenco dei soci e relativa certificazione dell’ente presso il quale ha sede il registro,

      comprovante l’esistenza dei requisiti di cui all’articolo 3;

      b) copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto del consorzio od ente;

      c) relazione sull’organizzazione tecnica e amministrativa del consorzio o ente e sui mezzi

      finanziari di cui può disporre per l’espletamento dei compiti di vigilanza.

      2. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentita la

      regione interessata, l’incarico riconosciuto ai consorzi od enti, ai sensi dell’articolo 9, è

      revocato quando il numero dei soci si riduca al di sotto dei limiti stabiliti dal medesimo articolo 9,

      comma 2.

      3. La revoca dell’incarico può essere altresì disposta quando risulti che l’esercizio delle

      funzioni di vigilanza non è svolto imparzialmente o quando il funzionamento dei consorzi o

      enti si dimostri irregolare, o comunque inefficiente, con pregiudizio per l’assolvimento

      dell’incarico ricevuto.

      4. I consigli di amministrazione dei consorzi o enti incaricati dello svolgimento delle

      funzioni di cui all’articolo 9 possono essere sciolti, con decreto del Ministro dell’industria, del

      commercio e dell’artigianato, previo parere della regione interessata, quando, richiamati

      all’osservanza degli obblighi derivanti da disposizioni legislative, regolamentari e statutarie,

      persistano nel violarle. Con lo stesso decreto la gestione straordinaria del consorzio o ente è

      affidata a un commissario il quale provvede entro tre mesi a convocare l’assemblea dei soci

      per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione.

      Art. 11.

      Controllo della produzione

      1. Hanno diritto di apporre il marchio sulle rispettive produzioni gli operatori iscritti ai registri

      di cui all’articolo 3.

      2. Il comitato di disciplinare esercita il controllo, secondo le modalità stabilite dal

      regolamento di cui all’articolo 6, per le produzioni di ceramica artistica e tradizionale. Il

      Consiglio nazionale ceramico nel disciplinare per la ceramica di qualità prevede le modalità

      relative al controllo (1).

      3. L’apposizione del marchio senza i requisiti previsti dalla presente legge è punita con

      l’ammenda da un minimo di due a un massimo di cinquanta milioni.

      4. A seguito del ripetuto abuso del marchio il Consiglio nazionale ceramico può richiedere la

      revoca dell’iscrizione di cui al comma 3 dell’articolo 3, secondo le modalità previste dal

      regolamento di cui all’articolo 6.

      5. Potranno costituirsi parte civile nei giudizi relativi all’uso illegittimo del marchio i comitati

      di disciplinare, le regioni, gli enti locali ed economici della zona o della provincia, i consorzi o enti

      di tutela, le associazioni dei produttori ceramici.

      (1) Comma così modificato dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

      Art. 12.

      Finanziamento

      1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in lire 50 milioni per

      ciascuno degli anni 1991 e 1992, si provvede mediante corrispondente riduzione dello

      stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1990-1992, al capitolo 6856 dello stato di

      previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1990, all’uopo utilizzando

      l’accantonamento: «Tutela della ceramica artistica tradizionale e della ceramica di qualità»

      (1).

      2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad

      apportare, con i propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

      3. Le spese sostenute dai componenti del Consiglio nazionale ceramico per partecipare

      alle sedute del medesimo e per lo svolgimento dei compiti connessi al mandato ricevuto sono

      a carico degli enti od organismi che hanno provveduto alla loro designazione.

      (1) Comma così modificato dall’art. 44, l. 6 febbraio 1996, n. 52.

  3. Lidia liertino59@libero.it scrive:

    Mi sto specializzando .. Nel acquisto dei Capodimonte ….e conoscere la storia , e da dove provengono, mi gratifica nel sapere che la nostra bella . Napoli..abbia prodotto capolavori del genere…..grazie..lidia59.

    • angelafortibet scrive:

      Ciao Lidia, vedo adesso il tuo commento al mio post e me ne scuso.
      Anche per il tuo commento, evidentemente non sono stata avvisata via e-
      mail.
      Ti ringrazio per aver visitato il mio blog;
      la tua Napoli, che ho nel cuore come fosse anche mia,
      ha prodotto moltissimi capolavori e innovazioni.
      E’ stata la prima in Europa per novità tecnologiche, artistiche,
      ecc. ed è stata maestra di civiltà per l’intera nazione.
      Siine orgogliosa.
      Viva Napoli, la città piu’ bella del mondo !:)

  4. francesca scrive:

    Queste ceramiche sono così fatte bene da sembrare vere!

  5. patrizia pompei scrive:

    Buongiorno Angela, mia madre ha un vaso di capodimonte che vorremmo fare valutare, Lei potrebbe aiutarci in questo senso? Potrei inviarle le foto del vaso?

    • angelafortibet scrive:

      Buonasera, mi dispiace non poterla aiutare in quanto sono un’appassionata
      ma non un’esperta di ceramiche di Capodimonte. Le consiglio di fare ricerche su Google
      sotto la voce: “valutazione ceramica Capodimonte” o “esperti ceramiche Capodimonte”.
      Spero di esserle stata utile.

  6. giovanni scrive:

    ti voglio solo dire che chi a massacrato il capodimonte sono , i cinesi , le ditte napoletane che fanno ancora il capodimonte , dovrebbe,iro avere la medaglia d’oro al merito

  7. gianni scrive:

    ho avuto notizia che prima della N esisteva un’altro marchio per le ceramiche i Capodimonte, me lo puo’ confermare? e in caso affermativo ha modo di farmelo vedere? grazie saluti

    • angelafortibet scrive:

      Buongiorno, ne ho trovato notizia su Wikipedia:
      “La porcellana prodotta dal 1743 al 1759 nella “Real Fabbrica della Porcellana” nel Parco di Capodimonte veniva marchiata col Giglio Borbonico decorato in colore azzurro sottovernice o incusso. Tale marchio non fu adottato per la produzione di Ferdinando IV di Borbone, dal 1771 al 1835, nella sua fabbrica di Portici né successivamente. Infatti, la produzione ferdinandea, distinta nel tempo e nel luogo di origine da quella di Capodimonte, fu contraddistinta fino al 1787 dalla marca “FRM” sormontata da una corona, poi da una “N” incoronata, marchio ceduto, forse, ai vari produttori.

      Del marchio di Capodimonte si trova traccia, ufficialmente, solo nel 1961, quando il Presidente della Repubblica, nel d.p.r 1910, al 2° comma del 2° art., autorizza l’Istituto G. Caselli a “depositare nei modi di legge e ad usare per i suoi prodotti un marchio di fabbrica che, richiamando quello delle antiche fabbriche di Capodimonte, sottolinei la continuità storica della tradizione”.

      Il 20 marzo del 1987 l’Istituto G. Caselli ha provveduto al brevetto del Giglio Borbonico, nonché della dicitura “Giovanni Caselli – Capodimonte” da usare anche disgiuntamente.[4]

      Le invio un link sul tema dove trovera’ oltre alle notizie storiche anche il marchio che le interessa.

      La ringrazio per avere visitato il mio blog e spero di esserle stata utile.

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